La vita della Beata Leonella

Suor Leonella nacque il 9 dicembre 1940 a Rezza­nello di Gazzola (Piacenza), ultima di tre figli. All’anagrafe civile è registrata con il nome di Rosa Sgorbati. Il papà, Sgorbati Carlo era agricoltore, e la mamma, Vigilini Giovannina (Teresa), massaia. Abitavano a Rezzanello.

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Nell’immediato dopoguerra, per assicurare il pane per tutti, il papà decise di trovare alternative alla vita di agricoltori e avviò una rivendita all’ingrosso di frutta e verdura a Sesto San Giovanni (MI). Il 9 ottobre 1950 tutta la famiglia si trasferì in quella periferia milanese.

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Il 5 maggio 1963 Rosetta Sgorbati fece il suo ingresso nell’Istituto delle Suore Missionarie della Consolata accolta da Madre Nazarena Fissore, allora Superiora Generale.

Il 20 maggio 1963 iniziò il postulato a Sanfré (CN), primo tempo di vita in comunità e introduzione alla vita religiosa che, all'epoca, durava un semestre e si concludeva con la cerimonia della vestizione.

La giovane portò con sé il suo ricco bagaglio di umanità: il suo sorriso aperto e schietto, la generosità nel servire, l'allegria e l’affabilità che faceva stare bene coloro che le erano vicino.

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Destinata alle missioni del Kenya, al suo arrivo Suor Leonella dovette intraprendere quel processo che in gergo missionario si chiama inculturazione. Certamente, per una donna così immediata e spontanea come lei, non fu un adattamento facile: “…era un po' come calzare scarpe nuove che, fino a quando non prendono la forma del piede, stringono e fanno male, ma poi, per fortuna, diventano comodissime”.

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Suor Leonella arrivò in Somalia, dopo dieci anni di guerra e distruzione. L'ospedale SOS era l'unica struttura sanitaria di tutta Mogadiscio che lavorasse in ambito pediatrico a titolo gratuito. Era stato il SOS a progettare la scuola per infermieri e a coinvolgere le Missionarie della Consolata nella partecipazione e realizzazione del Somali Registred Community Nursing. Suor Leonella si rese disponibile a prendersi cura del sogno e della sua realizzazione. La gente lo voleva fortemente: erano dieci anni che non si formavano infermieri e medici in Somalia.

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Era domenica, un ordinario giorno della settimana, in terra somala. Suor Leonella, come al solito, uscì presto per recarsi alla scuola per infermieri; le sorelle erano rimaste a casa, perché avevano lavorato il venerdì, sostituendo il personale musulmano che celebrava il giorno festivo. Il percorso era breve, ma rischioso, così pericoloso che per compierlo era necessaria una guardia del corpo. Si trattava di lasciare il villaggio SOS, attraversare la strada, ed entrare nella sede della scuola: pochi metri che – in altre parti del mondo – sarebbero stati un dettaglio insignificante, ma non lì, a Mogadiscio.

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